Press Reviews

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An awe-inspiring talent

Cristina Ortiz
Chipping Campden Music Festival St James' Church

A compelling programme of Chopin Scherzos and Ballades burst into the calm peace of Chipping Campden church as Cristina Ortiz dazzled with a display of virtuosity.
Each pause suspended in the air before scampering passages and pignant melodies also counted.
Whether playing fast or slow, loud or soft, there was continuity in the flow of the performance.
A balance of weighting of notes clearly emphasised melodies in bass or treble. Tumbling torrents of notes rushed headlong at seemingly impossible speed.
Cleverly mixing the order of Scherzos and Ballades gave contrast of mood and lyricism.
The agitated chase of Scherzo no 1 in B minor Opus 20 was halted by a slower middle section where Cristina picked out a Polish Christmas Song in the middle register with accompaniment.
Sensuousness glowed through the technically and musically demanding Ballade no 4 in F minor Op 52, inducing an intimacy with the listener before culminating in a frenetic coda.
Totally immersed, pleasure showing on her face, Cristina judiciously concluded with Ballade no 3 and Scherzo no 4, transmitting Chopin's distinctly happier and more optimistic mood.
From spirited to impassioned, lyrical to dramatic, Cristina Ortiz held the audience in thrall of her masterful and awe-inspiring brilliance."

Gloucester Echo

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For her recital in Warsaw Cristina Ortiz chose a demanding but wisely constructed programme: Scherzo I , Ballade II, Scherzo III, Ballade IV -- interval -- Ballade I, Scherzo II, Ballade III, Scherzo IV.
This was a great picture of Chopin from a completely different -- Latin? -- perspective, filled with flexibility of rhythm and an unerring feeling for pulse, which is the only acceptable treatment for Chopin.
Cristina layers many different musical plans, all beautifully coloured and uses her
very strong musical temperament to enhance surprising details.
She played two encores: a beautiful sad Brazilian piece -"Prece" by Nepomuceno - dedicated to the "victims" of the earthquake in Haiti; then Chopin's Etude in A flat major in a fashion slightly impressionistic, totally devoid of any showing-off, so filled with colours that in the middle of this hard winter, her performance was like a warm spring breeze".

"Polityka" -- weekly magazine

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Ortiz is a spontaneous improviser, an unpredictable lioness of the piano, at times a powerful player who also hugs her instrument or caresses it at will. Ortiz seduced the audience by the freshness of her interpretations.

"Wprost" -- weekly magazine

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"We were treated to three encores, introduced from the stage. First, to celebrate the 20th anniversary of the fall of the Berlin Wall, a Brahms 'Intermezzo in A' from op.118, which was full of hope. A brief and energetic Brazilian piece 'Corta-Jaca', by Fructuoso Vianna followed and to end in memory of the Spanish Catalan pianist Alicia de Larrocha who died in September, we heard 'The Maiden and the Nightingale' by Enrique Granados. Here we heard the most sublime playing, with sustained pianissimo and a beauty of line. All in all, a most wonderful recital."

Seen & Heard, London Concert Review

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Trio d’eccezione allo Sperimentale di Ancona per la stagione concertistica: Meneses, Ashkenazy, Ortiz

        Tre musicisti, tutti stranieri, riconoscibili malgrado gli esiti diversissimi, per la comune vocazione di piegare con fierezza i modelli della tradizione a propria immagine e somiglianza, esaltando la spiccata espressività di ciascun strumentista. La loro cifra stilistica coglie a meraviglia l’essenza musicale di Beethoven, Poulenc, Villa-Lobos e Brahms, ne riproduce la delicatezza, le sfumature, i contorni arrotondati estraendoli tuttavia da quell’aura atavica di elio museale.

        La prima parola spetta al Trio Op. 11 in Si bemolle maggiore di L. V. Beethoven. La musica si promena in questo capolavoro della più sognante delicatezza romantica con un velo di struggente malinconia. Il suono morbido, fluido a tratti commovente si distende in un clima di trepidi abbandoni e diafane armonie.

        Nella Sonata per clarinetto e pianoforte di F. Poulenc si avverte una forte immedesimazione reciproca tra i due strumentisti che eseguono escursioni tonali scandite con ardita destrezza, in una linearità spezzata che alterna tensione e rilassamento. Dimitri Ashkenazy riscatta, con la cura del fraseggio solistico del clarinetto, alcune estenuanti lungaggini della celebre pianista brasiliana Cristina Ortiz. Le note scivolano lungo la tastiera come una colata lavica inarrestabile dal sapore urticante, mentre il suono a fiato è un unguento balsamico che lo strumentista statunitense distende sugli effetti prodotti dalle bruciature.

        Nel cuore della serata il programma prevede una chicca di inusuale bellezza, la Bachianas Brasileiras n. 2 per violoncello e pianoforte di Villa-Lobos. Si tratta di un brano di rasserenante dolcezza, uno degli incontri più affascinanti tra la condotta tormentata e passionale del canto popolare con l’economia stilistica, rigorosa e formale del canone più classico. Sotto la melodia ed i colori di un ponderato rigore tecnico si agitano fiamme virtuali evocatrici di un Brasile leggendario, che i due artisti sudamericani rendono a grandezza naturale, rivelando un’eccellente carica di calda sensibilità. Entrambi mettono un ardore tutto loro nell’incalzare dei ritmi e nelle stupende elaborazioni, che esaltano il flusso tumultuoso di una musica ardita pur riuscendo a trattenerle l’empito.

        La parte conclusiva del concerto è affidata al Trio in La minore Op. 114 di J. Brahms, un celebre capolavoro di sobria compostezza, immediatamente riconosciuto dalla reazione del pubblico. Le note della Ortiz tornano a fluire limpide e cristalline su di un ripiano di largo fascino d’ascolto, il violoncello di Meneses assume una sobria compostezza mai vista ed il suono del clarinetto di Ashkenazy è leggero come un refolo primaverile, che reca un’oasi di timbro di pura e fresca poesia.

        Il consenso vibrante del pubblico, sottolineato da applausi convinti e non rituali, ha dato la misura di quanto questo trio di artisti abbia saputo riprodurre i brani in programma offrendo una lettura caratterizzata da una capacità cromatica davvero non comune e tutt’altro che priva di fascino.

Lankelot Blog, Ancona

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