|
|
An awe-inspiring talent
For her recital in Warsaw Cristina Ortiz chose a demanding but wisely constructed programme: Scherzo I , Ballade II, Scherzo III, Ballade IV -- interval -- Ballade I, Scherzo II, Ballade III, Scherzo IV.
Ortiz is a spontaneous improviser, an unpredictable lioness of the piano, at times a powerful player who also hugs her instrument or caresses it at will. Ortiz seduced the audience by the freshness of her interpretations. "Wprost" -- weekly magazine
"We were treated to three encores, introduced from the stage. First, to celebrate the 20th anniversary of the fall of the Berlin Wall, a Brahms 'Intermezzo in A' from op.118, which was full of hope. A brief and energetic Brazilian piece 'Corta-Jaca', by Fructuoso Vianna followed and to end in memory of the Spanish Catalan pianist Alicia de Larrocha who died in September, we heard 'The Maiden and the Nightingale' by Enrique Granados. Here we heard the most sublime playing, with sustained pianissimo and a beauty of line. All in all, a most wonderful recital." Seen & Heard, London Concert Review
Trio d’eccezione allo Sperimentale di Ancona per la stagione concertistica: Meneses, Ashkenazy, Ortiz Tre musicisti, tutti stranieri, riconoscibili malgrado gli esiti diversissimi, per la comune vocazione di piegare con fierezza i modelli della tradizione a propria immagine e somiglianza, esaltando la spiccata espressività di ciascun strumentista. La loro cifra stilistica coglie a meraviglia l’essenza musicale di Beethoven, Poulenc, Villa-Lobos e Brahms, ne riproduce la delicatezza, le sfumature, i contorni arrotondati estraendoli tuttavia da quell’aura atavica di elio museale. La prima parola spetta al Trio Op. 11 in Si bemolle maggiore di L. V. Beethoven. La musica si promena in questo capolavoro della più sognante delicatezza romantica con un velo di struggente malinconia. Il suono morbido, fluido a tratti commovente si distende in un clima di trepidi abbandoni e diafane armonie. Nella Sonata per clarinetto e pianoforte di F. Poulenc si avverte una forte immedesimazione reciproca tra i due strumentisti che eseguono escursioni tonali scandite con ardita destrezza, in una linearità spezzata che alterna tensione e rilassamento. Dimitri Ashkenazy riscatta, con la cura del fraseggio solistico del clarinetto, alcune estenuanti lungaggini della celebre pianista brasiliana Cristina Ortiz. Le note scivolano lungo la tastiera come una colata lavica inarrestabile dal sapore urticante, mentre il suono a fiato è un unguento balsamico che lo strumentista statunitense distende sugli effetti prodotti dalle bruciature. Nel cuore della serata il programma prevede una chicca di inusuale bellezza, la Bachianas Brasileiras n. 2 per violoncello e pianoforte di Villa-Lobos. Si tratta di un brano di rasserenante dolcezza, uno degli incontri più affascinanti tra la condotta tormentata e passionale del canto popolare con l’economia stilistica, rigorosa e formale del canone più classico. Sotto la melodia ed i colori di un ponderato rigore tecnico si agitano fiamme virtuali evocatrici di un Brasile leggendario, che i due artisti sudamericani rendono a grandezza naturale, rivelando un’eccellente carica di calda sensibilità. Entrambi mettono un ardore tutto loro nell’incalzare dei ritmi e nelle stupende elaborazioni, che esaltano il flusso tumultuoso di una musica ardita pur riuscendo a trattenerle l’empito. La parte conclusiva del concerto è affidata al Trio in La minore Op. 114 di J. Brahms, un celebre capolavoro di sobria compostezza, immediatamente riconosciuto dalla reazione del pubblico. Le note della Ortiz tornano a fluire limpide e cristalline su di un ripiano di largo fascino d’ascolto, il violoncello di Meneses assume una sobria compostezza mai vista ed il suono del clarinetto di Ashkenazy è leggero come un refolo primaverile, che reca un’oasi di timbro di pura e fresca poesia. Il consenso vibrante del pubblico, sottolineato da applausi convinti e non rituali, ha dato la misura di quanto questo trio di artisti abbia saputo riprodurre i brani in programma offrendo una lettura caratterizzata da una capacità cromatica davvero non comune e tutt’altro che priva di fascino. Lankelot Blog, Ancona |